Lega Ciclismo, la reazione dopo il commissariamento: “Scelta ingiustificata e illegittima, che va al di là delle competenze della FCI”

La Lega Ciclismo reagisce con stupore al commissariamento annunciato oggi dalla Federciclismo. Dopo il comunicato della FCI che nel primo pomeriggio di ieri ha annunciato  la decisione ratificata dal Consiglio Federale svolto lunedì a seguito di “ripetute e gravi violazioni delle norme federali e della convenzione” nominando come Commissario il Generale dell’Arma dei Carabinieri Mauro Capone, arriva in serata la risposta della parte in causa, con una nota di risposta che preannuncia una battaglia ancora tutt’altro che conclusa. Malgrado i segnali distensivi che sembravano essere stati lanciati nelle scorse settimane, la questione è dunque tutt’altro che risolta.

“A seguito della notizia del commissariamento da parte della Federciclismo, che riteniamo privo di ogni fondamento, tuteleremo i propri diritti e la propria reputazione, attivandoci nelle competenti sedi della giustizia sportiva, sia federali che del Coni, affinché vengano attivati i controlli e le procedure per il commissariamento della FCI – fa dunque sapere l’ente guidato da Roberto Pella – Riteniamo ingiustificata, illegittima e al di là delle proprie competenze la scelta della Federazione, tanto nel merito quanto nei tempi. Una decisione che inoltre arriva dopo reiterate e pretestuose iniziative da parte della Federazione”.

La LCP sottolinea inoltre “di non aver ricevuto, a oggi, alcuna notifica formale del provvedimento”, del quale sarebbe venuta a conoscenza “esclusivamente
attraverso un comunicato stampa che non chiarisce le ragioni alla base di una decisione tanto drastica. Viene così denunciata una “grave mancanza di trasparenza” che “rende al momento impossibile fornire una risposta puntuale nel merito delle contestazioni mosse”, peraltro rimarcando come “la decisione di commissariare la Lega arriva, inoltre, dopo che la LCP aveva manifestato in più occasioni la propria disponibilità a raggiungere un accordo con la Federazione sul merito della Convenzione, nel rispetto delle rispettive competenze e con l’obiettivo di proseguire il lavoro comune svolto negli ultimi anni”.

L’ente che in questi ultimi anni ha rilanciato la Coppa Italia (rinominata delle Regioni) evidenzia inoltre il proprio lavoro, “che ha prodotto risultati concreti e riconosciuti per il
ciclismo italiano: la nascita di nuove corse, la crescita del prestigio delle competizioni già esistenti, maggiori ricavi per squadre e organizzatori”, come dimostrerebbe “il bilancio in forte attivo che ha superato le previsioni e gli obiettivi iniziali e che, a differenza di bilanci di altre realtà, non presenta alcun tipo di irregolarità, mai trovate da nessun tipo di organo di controllo, né interno né esterno”.

C’è dunque “forte preoccupazione per la tempistica del provvedimento, adottato a poche settimane dall’inizio di una fase fondamentale del calendario ciclistico italiano. Una scelta che alimenta ulteriore incertezza tra organizzatori, sponsor, squadre e atleti”. Una situazione che avrebbe portato “organizzatori e squadre” a esprimere “forte preoccupazione per la situazione attuale e le nefaste conseguenze che potrebbe avere”, tanto che gli organizzatori di corse in particolare nei giorni scorsi avrebbero “inviato delle lettere di supporto alla Lega chiedendo un tavolo comune per appianare le differenze e trovare soluzioni condivise per un futuro di collaborazione”.

La LCP sottolinea dunque “il rischio concreto” che la decisione della FCI “finisca per produrre gravi conseguenze sull’intero movimento ciclistico, nel breve e nel lungo periodo: meno corse, minore visibilità, minori ricavi e crescenti difficoltà nella programmazione e nel sostegno dell’attività sportiva”. Conseguenze che “rischiano di ricadere anche sugli atleti, che la Federazione è chiamata a tutelare, in particolare sui ciclisti che non percepiscono compensi elevati e per i quali il calendario autunnale italiano rappresenta una vetrina fondamentale e un’importante occasione per affermarsi”.

La Lega ritiene infine che “il provvedimento rappresenta in generale un significativo passo indietro per tutto il ciclismo italiano e mette a rischio i progressi ottenuti
negli ultimi anni grazie al lavoro della Lega, degli organizzatori, delle società, degli sponsor, degli atleti e di tutti i professionisti che operano quotidianamente nel settore”.

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