Sicurezza, l’airbag di Nalini e Aerobag per rendere il ciclismo più sicuro: “La questione principale è che funziona”
Progressi ed evoluzione per migliorare la sicurezza in sella. La sicurezza nel ciclismo rappresenta uno dei temi più dibattuti del momento. Le cadute in gruppo, in particolare, costituiscono uno degli aspetti più critici e, proprio per limitarne le conseguenze, sta prendendo forma l’idea di uno strumento innovativo come l’airbag per ciclisti, progettato per proteggere direttamente il corpo degli atleti. Durante la diretta RAI della decima tappa del Giro d’Italia è stato mostrato il funzionamento dell’airbag per ciclisti sviluppato dalla startup belga Aerobag in collaborazione con Nalini e sperimentato, per il momento solo in allenamento, dalla Picnic PostNL-Raisin.
“La questione principale è che funziona. L’airbag è sufficientemente piccolo, comodo da indossare ed è il miglior modo per proteggere dagli infortuni gravi – ha spiegato Quinton Van Loggerenberg di Aerobag ai microfoni RAI – è concepito per proteggere le spalle, la schiena, le vertebre, il collo e le anche. Nel ciclismo si spendono milioni per rendere gli atleti più veloci, ma così vanno in giro in lycra a 70/80/90 km/h, era ora di fare qualcosa di diverso“.
Loggerenberg ha poi spiegato il funzionamento e i principi che lo regolano: “Funziona con un algoritmo e dei sensori che rilevano uno sbalzo violento nella velocità del corpo dell’atleta. L’airbag non si attiva su un dosso o in discesa o quando si scende di bici, parte solo quando c’è una caduta potenzialmente grave. Si gonfia in meno di 1/10 di secondo e si sgonfia velocemente, basta togliere la cartuccia di CO2 scarica e mettere quella nuova e riprendere a pedalare. Quindi l’airbag è totalmente riutilizzabile”.
“La sfida maggiore è stata quella di renderlo piccolo e poco ingombrante per ridurre il calore sul corpo dell’atleta, per questo l’abbiamo integrato nelle bretelle dei pantaloncini in modo che l’aerea di contatto col corpo sia minima. I primissimi prototipi pesavano circa 1 chilo ora siamo a 540 g, tutto compreso, meno di una borraccia”, ha dichiarato infine Loggerenberg.
I passi avanti sono già significativi, ma Giuseppe Bovo di Nalini guarda già alle prospettive future del progetto: “Per il momento abbiamo fatto un pantalone, che secondo noi è il capo d’abbigliamento più importante per il ciclismo. Ovviamente si potrà estendere anche su maglie, underwear o addirittura body. Adesso è solo il primo passo, piano piano ci saranno sviluppi anche su altri capi d’abbigliamento. È già abbastanza leggero ma sono sicuro che di anno in anno guadagneremo grammi e tra forse 4/5 anni diventerà tanto comune quanto il casco”.
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