Vuelta a España 2026, João Almeida sul caldo estremo: “Stiamo raggiungendo il limite del corpo umano, è pericoloso”
Il caldo estremo sta condizionando la Vuelta a España 2026, con la quindicesima tappa accorciata a causa delle alte temperature, applicando il protocollo per le condizioni meteorologiche estreme. Una situazione complicata per i corridori, che hanno in questi giorni più volte espresso le difficoltà di correre in queste condizioni. Tra questi c’è anche João Almeida, che ha sottolineato di soffrire particolarmente questo caldo, pur cercando comunque di provare a lasciare il segno. Il portoghese sta infatti vivendo una stagione particolarmente difficile, con i problemi di salute che lo hanno fermato nella prima parte dell’anno e poi la caduta al Giro di Polonia, che ha compromesso il pieno recupero in vista del GT spagnolo.
“Penso che il caldo sia limitante perché stiamo raggiungendo il limite del corpo umano, il che è un po’ pericoloso – sottolinea Almeida in un’intervista a Cyclingnews – Non è facile da spiegare, ma in un certo senso l’allenamento al caldo fa parte della nostra preparazione, così da poter pedalare in queste condizioni. Se si pedala con calma, non ci sono problemi: basta bere molta acqua e rinfrescarsi. Ma diventa difficile gareggiare, è una situazione diversa e può sicuramente essere pericolosa. Dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri”.
Alcuni corridori riescono a performare meglio di altri in queste condizioni, visto che l’adattamento al caldo è individuale, ma il portoghese non è tra questi, sottolineando come faccia molta fatica: “Per me è dura e mi condiziona molto. Penso che sia così per tutti, ma alcuni ragazzi se la cavano meglio di altri ed è una di quelle situazioni in cui non puoi davvero permetterti di commettere errori, altrimenti ti ritrovi in grossi guai. Sta influendo sui corridori giorno dopo giorno. La disidratazione e il caldo, con questi non si scherza”.
Dal punto di vista delle ambizioni personali, il corridore della UAE Team Emirates – XRG, dopo il ritiro del capitano Tadej Pogačar, sta facendo il possibile per tentare un’azione: “Ci sto provando davvero, ho dato il massimo per entrare nella fuga di sabato. A marzo ho avuto un virus e non mi sono mai ripreso del tutto. Ho continuato ad allenarmi e a insistere che stavo ritrovando la forma, che ovviamente non tornava. E poi le cose sono andate sempre peggio. Sono caduto in Polonia e poi mi sono anche ammalato, quindi sono rimasto quattro giorni senza salire in sella: una situazione tutt’altro che ideale. Ma penso che qui la mia condizione stia migliorando, nei limiti che ho, ovviamente, perché i miracoli non avvengono da un giorno all’altro. Quindi continuiamo a provarci. Continuiamo a dare il massimo. È tutto quello che posso fare”.
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