True Cycling, fondata la prima associazione LGBTQ+ per supportare corridori e lavoratori del settore: “In gruppo queste persone sono invisibili”
In Spagna nasce True Cycling, un’associazione LGBTQ+ rivolta a corridori e lavoratori del settore professionistico. Per il ciclismo, e non solo, allargando la visuale ad altri sport, si tratta di una novità assoluta, volta a sostenere e supportare le persone LGBTQ+ nell’ambiente sportivo. Il promotore dell’associazione, no-profit – è l’analista di dati spagnolo Raúl Banqueri, che ha costituito ufficialmente la nuova realtà pochi giorni fa, a metà febbraio 2026, e allo sviluppo della quale lavorava però da tempo, ritenendo questo un tema per cui andassero compiuti gesti simbolici sì, ma anche concreti.
“True Cycling nasce come “come un gruppo di supporto per lavoratori e ciclisti LGBTQ+ – le parole di Banqueri in un’intervista concessa a Marca – L’idea è favorire delle cose concrete: che possano incontrarsi alle gare, organizzare incontri e costruire la rete di supporto che il gruppo non ha mai offerto loro. Perché il gruppo è un mondo in cui le persone LGBT sono completamente invisibili”.
Banqueri sottolinea un dato: al mondo circa il 9 per cento della popolazione si identifica come LGBTQ+, ma tra i 909 corridori maschi delle squadre WorldTour e delle realtà Professional, non c’è un solo ciclista apertamente gay o bisessuale: “Noi vogliamo creare uno spazio sicuro in cui i membri degli staff e i ciclisti stessi possano entrare in contatto tra loro, unirsi a un gruppo privato e comunicare in modo confidenziale, condividendo le proprie esperienze”.
Il fondatore di True Cycling non ritiene comunque che ci siano imposizioni di “silenzio” dettate da squadre, federazioni o persino dall’UCI: “Penso piuttosto che le circostanze non siano adatte a far sentire una persona a proprio agio. Il gruppo è una bolla, un mondo molto maschile, dove vengono fatti molti commenti appunto molto maschili. E quindi son si creano le condizioni affinché una persona LGBTQ+ si senta a suo agio nell’esprimere i suoi orientamenti”.
Secondo Banqueri, “questo silenzio ha un costo emotivo, ma anche fisico. Se devi nascondere una parte così importante della tua vita, sprechi un sacco di energie. Molti ciclisti di talento e atleti in generale si sono sicuramente persi perché non volevano stare al gioco, non volevano assorbire quell’atmosfera imposta dallo sport professionistico. Nel nostro progetto contiamo di fornire supporto psicologico professionale e magari essere presenti alle gare più importanti, in modo da dare visibilità a ciò che è rimasto invisibile per troppo tempo”.
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