{"id":78680,"date":"2019-01-23T19:30:35","date_gmt":"2019-01-23T18:30:35","guid":{"rendered":"https:\/\/cyclingpro.net\/spaziociclismo\/?p=78680"},"modified":"2019-01-23T18:25:03","modified_gmt":"2019-01-23T17:25:03","slug":"i-volti-nuovi-del-gruppo-mattia-viel-la-bici-come-scuola-di-vita-boonen-idolo-ma-io-cerco-una-dimensione-diversa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cyclingpro.net\/spaziociclismo\/esclusive\/volti-nuovi-del-gruppo\/i-volti-nuovi-del-gruppo-mattia-viel-la-bici-come-scuola-di-vita-boonen-idolo-ma-io-cerco-una-dimensione-diversa\/","title":{"rendered":"I Volti Nuovi del Gruppo, Mattia Viel: &#8220;La bici come scuola di vita. Boonen idolo, ma io cerco una dimensione diversa&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Inizia oggi il nostro viaggio alla scoperta dei <strong>Volti Nuovi del Gruppo<\/strong> nella stagione 2019. Attraverso questa rubrica andremo a presentare i corridori italiani che si affacciano quest&#8217;anno tra i professionisti. Il primo appuntamento ci porta a conoscere <strong>Mattia Viel<\/strong>, 23enne torinese di Gassino proveniente dalla formazione britannica Holdsworth (dopo aver fatto gi\u00e0 una interessante esperienza anche in Francia) che ha compiuto il salto nella <strong>Androni -Sidermec<\/strong> dopo aver gi\u00e0 sostenuto due periodi da stagista (nel 2015 e 2018) alla corte di Gianni Savio.<\/p>\n<p><strong>Come ti sei avvicinato al ciclismo?<\/strong><br \/>\nLa passione me l&#8217;ha trasmessa mio padre che da giovane ha corso fino ai dilettanti e io ero incuriosito e affascinato dalle sue foto appese sulle pareti di casa. Si \u00e8 sempre parlato di ciclismo in famiglia, anche se inizialmente lui non voleva che praticassi questo sport. Da piccolo ho giocato anche a calcio e basket, ma alla fine ho &#8216;vinto&#8217; io. A quell&#8217;et\u00e0 gli sport sono soprattutto giochi, mentre il ciclismo \u00e8 gi\u00e0 fatica. \u00c8 lo specchio della vita, fatta di salita e discese e nella quale bisogna stringere sempre i denti. \u00c8 fatica, voglia di fare e disciplina. Per me ha rappresentato una scuola di vita, accentuando quella passione che gi\u00e0 girava in casa. Ho iniziato a pedalare a 10 anni, poi si \u00e8 ammalata mia madre che \u00e8 venuta a mancare e ho ripreso nel 2006, senza alcuna pressione. Ben presto il gioco si \u00e8 trasformato in lavoro, anche perch\u00e9 ho sempre avuto le idee chiare in merito e la fortuna di vincere spesso perch\u00e9 avevo stimoli e rabbia.<\/p>\n<p><strong>Presentati a chi ancora non ti conosce: che tipo di corridore sei?<\/strong><br \/>\nSono un corridore abbastanza completo, ho sempre fatto parecchia pista e questo mi aiuta ad avere uno spunto veloce. Inoltre mi so difendere bene a cronometro perch\u00e9 ho un buon passo e me la cavo anche sui percorsi misti. Nel ciclismo odierno, che non ti aspetta, bisogna trovarsi in fretta un ruolo e conoscere le proprie possibilit\u00e0. Penso che potrei essere un buon uomo squadra, mi vedo cos\u00ec. Ho gi\u00e0 corso nelle Continental e fatto due stage con l&#8217;Androni, trovandomi ad Hainan e in Cina a tirare per capitani come Ballerini, Masnada e Frapporti. Ho quella resistenza che mi permette di stare chilometri e chilometri a tirare per favorire il capitano o lo spunto veloce dello sprinter. Mi piacerebbe diventare, stando alle regole della squadra, un buon ultimo uomo per le volate e sfruttare le mie occasioni in fuga, visto che posso regolare un gruppo ristretto. Per adesso mi sono trovato meglio tra i professionisti che tra i dilettanti, anche se non ho ancora preso parte a corse World Tour. So di avere margini di miglioramento e che c&#8217;\u00e8 tanto da scoprire. Sono al servizio di Gianni Savio e della squadra, posso specializzarmi ma non voglio pormi limiti. La strada mette ognuno al proprio posto.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;anno scorso ti sei aggiudicato la Sei Giorni di Torino<br \/>\n<\/strong>Con il mio compagno australiano Nick Yallouris ho partecipato alla Sei Giorni di Fiorenzuola, nella quale abbiamo vinto tre giri lanciati su sei e sono arrivato 4\u00b0 nella finale di Classe 1 che dava punti mondiali. Da l\u00ec abbiamo fatto rotta su Torino. Sono arrivato all&#8217;appuntamento col morale alto perch\u00e9 \u00e8 la corsa di casa e, grazie alla gamba che mi ha garantito Fiorenzuola, siamo riusciti a dominarla. Non era cos\u00ec semplice perch\u00e9 c&#8217;erano i campioni europei in carica e anche professionisti forti come Felline e Nizzolo. \u00c8 stato un bel successo, credo abbia contribuito a far scattare qualcosa a Gianni Savio e all&#8217;Androni in vista di una mia riconferma.<\/p>\n<p><strong>Su strada, invece, sei rimasto all&#8217;asciutto<\/strong><br \/>\nDopo due anni con la Trevigiani mi sono trovato di fronte a un bivio. Con loro avevo colto qualcosa di buono, nel mio terzo da dilettante mi sono piazzato regolarmente nei primi 10 nelle volate della Vuelta a San Juan contro avversari come Boonen e Gaviria. \u00c8 stata una sorta di scintilla che mi ha fatto capire che potevo giocarmela, perch\u00e9 piazzarsi senza disporre di un treno non \u00e8 facile. Sono andato in Inghilterra, in una nazione che mi ha sempre affascinato avendo studiato lingue, e ho colto l&#8217;opportunit\u00e0 di correre con la\u00a0Holdsworth.<\/p>\n<p><strong>Il tuo legame con il Velodromo Francone di Torino si \u00e8 consolidato oggi con la nomina di testimonial della pista. Che effetto ti fa?<\/strong><br \/>\nMi passa in mente in un secondo il film della mia vita. Sono nato ciclisticamente con quel velodromo, vincere la Sei Giorni l\u00ec \u00e8 stato sensazionale. Custodisco gelosamente una foto che venne scattata l\u00ec con Marco Villa e che volli a tutti i costi, e ora lui \u00e8 diventato il mio commissario tecnico. Diventare testimonial del velodromo, aiutare i ragazzini ed essere uno stimolo in pi\u00f9, \u00e8 invece motivo di grande orgoglio. Credo che sar\u00f2 pi\u00f9 imbarazzato io di loro. Sono molto sensibile all&#8217;argomento pista, perch\u00e9 \u00e8 una disciplina che fa bene. In Italia le strade sono pericolose, \u00e8 meglio avvicinare i ragazzi alla pista, che rappresenta un metodo sicuro per allenarsi e garantisce colpo d&#8217;occhio, oltre a formare il corridore.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 qualche corsa per la quale nutri dei rimpianti?<\/strong><br \/>\nPotrei dire il Tour de Yorkshire, dove ho visto un pubblico mozzafiato e purtroppo per una serie di cose non siamo riusciti ad arrivarci competitivi. Il 2018 \u00e8 stato un anno in cui non sono riuscito ad esprimermi bene su strada. Col senno del poi ho il rammarico di non aver avuto l&#8217;opportunit\u00e0 di continuare con la Trevigiani, dove si era creato il rapporto giusto. Ma non ho rimpianti, perch\u00e9 l&#8217;importante era passare. Lo considero l&#8217;insieme di tutti i gradini che ho scalato anno per anno, con seriet\u00e0, impegno e costanza. Ora si riparte da zero.<\/p>\n<p><strong>Pista e strada: quanto ha contato l&#8217;interdisciplinariet\u00e0 nella tua crescita come corridore?<\/strong><br \/>\nTantissimo. Sicuramente a una certa et\u00e0 ti pone davanti a un bivio, se si vuole far carriera. Alcuni, come un fenomeno come Viviani, riescono a coniugare le cose, ma non \u00e8 semplice. Nelle giovanili conta molto, ad esempio a San Juan me la sono cavata da solo contro i treni di UAE Emirates Team, Bahrain-Merida e Quick-Step perch\u00e9 riuscivo a &#8220;vedere le scie&#8221;, una qualit\u00e0 che ti trasmette la pista. Lo stesso vale per il ciclocross, basti guardare i numeri che fa Van der Poel, che \u00e8 sicuramente un talento ma che tante cose le ha imparate esercitandosi nella disciplina.<\/p>\n<p><strong>Hai gi\u00e0 vestito la maglia della nazionale difendendo i colori azzurri nei campionati Europei e Mondiali su pista da Juniores. Che ricordi hai di quelle esperienze?<br \/>\n<\/strong>Ho preso parte agli Europei di Anadia in Portogallo e ai Mondiali di Glasgow col quartetto Juniores, chiudendo 4\u00b0 e 9\u00b0. Sono state due esperienze fantastiche e che mi hanno ripagato di tanti sacrifici. La prima maglia azzurra ha un gran valore, \u00e8 stata un premio per quanto fatto. Ho investito molto sull&#8217;attivit\u00e0, per allenarmi a Montichiari facevo complessivamente cinque ore di macchina ogni giorno dopo scuola e coniugare studio e sport non \u00e8 stato affatto semplice. Al termine di quell&#8217;esperienza nella categoria ho trovato un contratto in Francia nel vivaio della Ag2r La Mondiale e l\u00ec, dove il settore pista \u00e8 trascurato, sono uscito dal giro della Nazionale. Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa in pi\u00f9, come prendere parte a qualche prova di Coppa del Mondo, ma non ne ho mai avuto la possibilit\u00e0. Quest&#8217;anno rifarei volentieri la Sei Giorni di Torino.<\/p>\n<p><strong>Hai avuto un percorso particolare tanto da aver gi\u00e0 sostenuto due periodi da stagista con la Androni, nel 2015 e nel 2018: che differenze hai trovato in questi due segmenti e quali rispetto ai dilettanti?<\/strong><br \/>\nNella prima ero pi\u00f9 giovane, con meno forza fisica e meno esperienza. Ero pi\u00f9 giovane in tutto, puoi peccare di calma nei momenti in cui serve. Durante la seconda mi sentivo gi\u00e0 parte di un gruppo di professionisti. So che ripartendo da zero c&#8217;\u00e8 tanto da imparare, ma erano scene che ho visto in gara e compiti che avevo gi\u00e0 svolto in squadre Continental. Ero pi\u00f9 formato e sicuro di me stesso e dei miei mezzi. Sono migliorato negli allenamenti e nell&#8217;alimentazione, ero pronto a fare quel salto. Se non ci fossi riuscito ci sarei rimasto molto male perch\u00e9 l&#8217;ho sempre voluto e preparato molto bene, nonostante non sia stato un vincente.<\/p>\n<p><strong>Nel tuo curriculum anche due esperienze nel vivaio dell&#8217;Ag2r La Mondiale e nella Holdsworth: quanto e in che modo hanno contribuito alla tua crescita come uomo e come atleta?<\/strong><br \/>\nMi sono iscritto al liceo linguistico perch\u00e9 mi ha sempre appassionato viaggiare e non avere problemi di comunicazione in qualunque paese possa trovarmi. Ho fatto due anni di universit\u00e0 in Francia, ho sempre vissuto da solo e ho imparato a rimboccarmi le maniche. A livello personale non ho nessun rammarico, a livello atletico s\u00ec. In Francia sono un po&#8217; uscito dal giro della Nazionale su pista, nonostante abbia vinto la Coppa di Francia. Forse avrei fatto meglio a dare fiducia a squadre italiane dilettantistiche e fare esperienze Continental al terzo anno.<\/p>\n<p><strong>Hai gi\u00e0 preso parte alla Vuelta al Tachira avendo anche l&#8217;occasione di misurarti in volata nella terza tappa, chiusa poi al sesto posto. Raccontaci quello sprint e com&#8217;\u00e8 andato il debutto stagionale<\/strong><br \/>\nEravamo pronti e motivati per dare il massimo nonostante fosse la prima gara dell&#8217;anno. Siamo andati l\u00ec per vincere, era importante farsi sentire per noi stessi, per il morale, per gli sponsor e per chi si impegna per far s\u00ec che noi corridori continuiamo nella nostra attivit\u00e0. Abbiamo vinto la prima volata con Benfatto, al quale ho lanciato bene una volata che lui ha chiuso nel migliore dei modi. Florez \u00e8 sempre stato in classifica e ha vinto l&#8217;ultima frazione chiudendo quinto. Io, invece, ho avuto quell&#8217;opportunit\u00e0 che mi sarei potuto giocar meglio, Benfatto ha bucato e ho provato ad anticipare. Nel complesso \u00e8 stata una trasferta positiva: ci ha permesso di ottenere buoni risultati che &#8220;fanno rumore&#8221; in Italia, di correre al caldo e di arrivare preparati agli appuntamenti europei.<\/p>\n<p><strong>Conosci gi\u00e0 il tuo calendario per il resto del 2019?<\/strong><br \/>\nFino a marzo prender\u00f2 parte al Tour La Provence (14-17 febbraio) e alla Vuelta a Andalucia (20-24 febbraio). Sono contento di potervi partecipare, sono due belle corse alle quali ci presenteremo con uomini esperti come Belletti e Cattaneo. Voglio arrivare l\u00ec preparato e non sbagliare il colpo, riponendo le ambizioni personali e dando il massimo. Il livello sar\u00e0 alto, ma magari verr\u00e0 fuori anche una tappa in cui sar\u00f2 pi\u00f9 libero. Se cos\u00ec fosse, preferir\u00f2 prendere aria in faccia, far vedere lo sponsor sulla maglia e il mio cognome sullo schermo. Preferisco fare fatica anzich\u00e9 stare in gruppo. Sono sicuro che faremo una bella figura.<\/p>\n<p><strong>Qual era il tuo idolo quando hai iniziato ad andare in bicicletta?<\/strong><br \/>\n\u00c8 sempre stato Tom Boonen. Dopo San Juan ho appeso la foto dell&#8217;ordine d&#8217;arrivo in camera con la sua vittoria e il mio piazzamento tra i primi. Come stile in bici, vittorie, classe, personaggio, seriet\u00e0 atletica e continuit\u00e0 di risultati non ha eguali. \u00c8 sempre stato pronto in tutte le corse e disponibile con gli sconosciuti. Pensate che un giorno gli ho mandato un&#8217;e-mail e mi ha anche risposto&#8230;<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 un corridore tra quelli attuali che apprezzi particolarmente o che sei curioso di vedere da vicino in gruppo?<\/strong><br \/>\nCome caratteristiche e come personaggio direi Peter Sagan, anche se pu\u00f2 sembrare scontato. Ha saputo crearsi un&#8217;immagine, andar forte e far centro su tutti i fronti: sportivo e della comunicazione. Anche Elia Viviani mi piace un sacco perch\u00e9 \u00e8 meticoloso, non sbaglia un colpo n\u00e9 su strada n\u00e9 su pista, non lascia nulla al caso. Da lui mi piacerebbe imparare davvero qualcosa.<\/p>\n<p><strong>Ti sei posto degli obiettivi personali per questa stagione?<\/strong><br \/>\nUno me lo sono gi\u00e0 tolto: vedermi cresciuto molto a livello atletico. Non sono mai stato seguito sulla nutrizione, almeno non come adesso. Ora sono monitorato sull&#8217;alimentazione e negli allenamenti. C&#8217;\u00e8 uno scambio giornaliero col mio preparatore Andrea Giorgi, ci sentiamo praticamente ogni giorno e anche su me stesso, semplicemente guardandomi allo specchio, ho notato miglioramenti. \u00c8 il primo motivo di soddisfazione, perch\u00e9 significa che non sono arrivato al professionismo gi\u00e0 &#8220;finito&#8221;. So di avere margini e sono curioso di sapere dove potr\u00f2 arrivare. Ho questo fuoco dentro che arde di conoscere cosa potr\u00f2 realizzare.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;\u00e8 una corsa alla quale vorresti partecipare in maniera particolare?<\/strong><br \/>\nLa Milano-Sanremo e, se non fosse cos\u00ec dura com&#8217;\u00e8 oggi, la Milano-Torino. Adesso con la doppia scalata al Superga la vedo dura per me. Magari ci fosse ancora l&#8217;arrivo nel Velodromo&#8230;<\/p>\n<p><strong>E quella che sogni di vincere?<\/strong><br \/>\nCome classiche mi hanno sempre affascinato quelle del Nord. Anche se non sono strutturato per farla, direi la Parigi-Roubaix perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;apice del ciclismo, della sofferenza. \u00c8 qualcosa di mitico che non riesco a vedere nelle montagne, \u00e8 un libro, una storia che si racconta da s\u00e9, con atleti che arrivano sfatti al traguardo. L&#8217;ho corsa da under 23 ed \u00e8 qualcosa di magico. Per me quella corsa \u00e8 un libro che puoi raccontare ai nipoti.<\/p>\n<p><strong>A fine 2019 ti riterrai soddisfatto se&#8230;<\/strong><br \/>\nSe riesco a capire che posso crearmi un ruolo tra i professionisti. Iniziare a crescere sapendo di aver trovato un ruolo e non passare nell&#8217;anonimato. Credo sia pi\u00f9 importante che vincere due corse minori. Le squadre sono poche e tra corridori \u00e8 una lotta per la sopravvivenza, trovarsi un ruolo \u00e8 importante. Mi piacerebbe diventare un ultimo uomo valido, se dovessi portare un esempio direi come Maximiliano Richeze: fondamentale come apripista e vincente quando pu\u00f2 mettersi in proprio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inizia oggi il nostro viaggio alla scoperta dei Volti Nuovi del Gruppo nella stagione 2019. Attraverso questa rubrica andremo a presentare i corridori italiani che si affacciano quest&#8217;anno tra i professionisti. 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