{"id":139579,"date":"2020-09-20T21:24:55","date_gmt":"2020-09-20T19:24:55","guid":{"rendered":"https:\/\/cyclingpro.net\/spaziociclismo\/?p=139579"},"modified":"2020-09-21T09:42:45","modified_gmt":"2020-09-21T07:42:45","slug":"pagelle-tour-de-france-2020-tadej-pogacar-da-lode-e-record-trascina-i-giovani-jumbo-visma-impressionante-delusione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/cyclingpro.net\/spaziociclismo\/tour-2020\/pagelle-tour-de-france-2020-tadej-pogacar-da-lode-e-record-trascina-i-giovani-jumbo-visma-impressionante-delusione\/","title":{"rendered":"Pagelle Tour de France 2020: Tadej Pogacar da lode e record trascina i giovani, Jumbo-Visma impressionante &#8211; Delusione Sagan e Van Avermaet, Quintana e Bernal guidano la fila dei condizionati dalle cadute"},"content":{"rendered":"<p><strong>Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), 10 e lode<\/strong>: Per riuscire a cambiare il finale gi\u00e0 scritto di un Tour de France nettamente incanalato verso il successo della Jumbo-Visma bisognava fare qualcosa di straordinario. E lui, a 22 anni da compiere (domani), ci \u00e8 riuscito. Corre praticamente senza squadra per tre settimane, complici le cadute di Formolo e De La Cruz, perde terreno con i ventagli ma non si scoraggia e attacca quando pu\u00f2 in salita. Sulle Alpi sembra in affanno, ma con una prestazione fenomenale domina la cronometro individuale e si prende la maglia gialla pi\u00f9 giovane degli ultimi 100 anni. Con tre vittorie di tappa. Alla prima partecipazione alla Grande Boucle. Ogni aggettivo sarebbe riduttivo.<\/p>\n<p><strong>Primoz Roglic (Jumbo-Visma), 9<\/strong>: Avversari e compagni di squadra sono abbastanza unanimi nel concordare che il Tour sia stato vinto da Pogacar, non perso da Primoz. Vince una tappa in montagna allo sprint e d\u00e0 l&#8217;impressione di volersi limitare a controllare la corsa, forte di una corazzata imbattibile. Quando per\u00f2 rimane da solo a dover fare il ritmo nella cronometro, su un percorso sulla carta anche molto adatto a lui, si scioglie e naufraga, arrivando anche dietro a corridori meno quotati di lui. Il secondo posto \u00e8 un buon risultato, certo, ma mantiene quel sapore di amaro in bocca.<\/p>\n<p><strong>Sam Bennett (Deceuninck-QuickStep), 9<\/strong>: Interrompere il regno verde di Sagan da sola sarebbe un&#8217;impresa straordinaria. Lui per\u00f2 decide di strafare e ci mette dentro due successi di tappa, tra cui quello prestigioso dei Campi Elisi, dove vince dominando sugli avversari. Un dominio che a conti fatti c&#8217;\u00e8 stato anche nella classifica a punti, dove ha gestito alla grande il successo, marcando i suoi principali avversari Matteo Trentin e Peter Sagan praticamente in tutte le tappe.<\/p>\n<p><strong>Marc Hirschi (Sunweb), 9<\/strong>: Il supercombattivo di questo Tour de France. Il giovane elvetico, di un solo mese &#8220;pi\u00f9 vecchio&#8221; di Tadej Pogacar, \u00e8 stato uno dei corridori pi\u00f9 sorprendenti e uno dei tanti giovani talenti sbocciati prepotentemente in questa edizione. Capace di vincere una tappa dopo un secondo e un terzo posto, lo vediamo spesso all&#8217;attacco da lontano. La sfortuna, sotto forma di alcuni incidenti, lo priva probabilmente di un bottino ancora migliore.<\/p>\n<p><strong>Wout Van Aert (Jumbo-Visma), 9<\/strong>: Arriva sullo slancio di successi prestigiosi come Sanremo e Strade Bianche, eppure riesce comunque a sorprendere tutti. Vince due tappe alla sua maniera e gi\u00e0 questo basterebbe per fargli prendere un voto alto in pagella, ma quello che davvero sorprende \u00e8 la sua capacit\u00e0 di fare il ritmo in salita, certificato anche da un incredibile ventesimo posto in classifica generale. Va molto forte anche a cronometro e a questo punto \u00e8 lecito chiedersi se, con il percorso giusto, potremmo vederlo in futuro anche lottare per vincere un GT<\/p>\n<p><strong>Richie Porte (Trek-Segafredo), 8,5<\/strong>: Si presenta a questo Tour de France a riflettori spenti, senza la pressione di essere uno dei favoriti. E, zitto zitto, rema nel centro del gruppo quando serve e arriva sempre con i migliori del gruppo in salita. Nonostante rimanga attardato con i ventagli, non si perde l&#8217;animo e procede con solidit\u00e0 sulle asperit\u00e0 della corsa, regalandosi la possibilit\u00e0 di lottare per l&#8217;agognato podio nella cronometro conclusiva. E nel momento della verit\u00e0 sfodera una grande prestazione, a meno di un secondo da Dumoulin. Il sogno di una vita concretizzato a 35 anni: non avrebbe potuto chiedere di pi\u00f9 a questa corsa.<\/p>\n<p><strong>Sepp Kuss (Jumbo-Visma), 8,5<\/strong>: Come alla scorsa Vuelta, \u00e8 l\u2019angelo custode pi\u00f9 prezioso per Primoz Roglic. In Spagna vinse anche una tappa, ma stavolta pur non riuscendo nel bis, dimostra ancora di pi\u00f9 di poter stare in salita con i migliori al mondo. Anzi, di essere uno dei migliori al mondo in salita. Nel tappa regina \u00e8 quarto al traguardo e in classifica generale alla fine \u00e8 quindicesimo nonostante il ruolo di gregario che, vista anche la giovane et\u00e0, potrebbe cominciare presto a stargli stretto.<\/p>\n<p><strong>Soren Kragh Andersen (Sunweb), 8<\/strong>: Il danese si porta a casa due tappe, da vero finisseur. Insieme al compagno di squadra elvetico forma una delle coppie pi\u00f9 esplosive del Tour che hanno contribuito a rendere combattute ed interessanti numerose frazioni. Spesso al lavoro per la squadra, quando si mette in proprio diventa devastante.<\/p>\n<p><strong>Lennard K\u00e4mna (Bora-hansgrohe), 8<\/strong>: Un altro dei giovani terribili di questo Tour. Beffato da Daniel Martinez sul Puy Mary, si rif\u00e0 pochi giorni dopo a Villard-de-Lans. Anche lui spesso all&#8217;attacco, insegue la vittoria con determinazione e, alla fine, salva la spedizione francese della sua squadra, partita con ben altre ambizioni. Se confermer\u00e0 le sue doti, lo rivedremo presto tra i protagonisti, magari anche per la classifica generale.<\/p>\n<p><strong>Caleb Ewan (Lotto Soudal), 8<\/strong>: In un Tour cos\u00ec impegnativo lo si vede molto spesso nelle ultime posizioni della classifica, tra i primi a perdere contatto e lottare con il cronometro per arrivare in tempo. Ma compensa perfettamente questa gran fatica con due splendidi successi di tappa, che confermano la sua affidabilit\u00e0 nei grandi appuntamenti e il suo status in gruppo, quello di un velocista di riferimento, tra i migliori della sua generazione.<\/p>\n<p><strong>Mikel Landa (Bahrain-McLaren), 7,5<\/strong>: Non \u00e8 facile valutare il Tour de France del basco, partito con l&#8217;evidente ambizione di fare podio su un percorso molto adatto a lui e finalmente con una squadra totalmente a suo supporto. La figuraccia nella tappa regina, quando mette alla frusta la squadra per poi naufragare al momento dell&#8217;attacco e pagare pi\u00f9 di un minuto ai pi\u00f9 forti, pesa sul giudizio: l&#8217;attacco coraggioso il giorno dopo \u00e8 per\u00f2 una grande dimostrazione di carattere. Il quarto posto finale, in una corsa in cui uno scalatore puro come lui aveva poche chance di attaccare sotto il controllo della Jumbo-Visma, non \u00e8 certo da buttare. Manca l&#8217;acuto, di nuovo.<\/p>\n<p><strong>Damiano Caruso (Bahrain-McLaren), 7,5<\/strong>: Un\u2019impresa titanica quella del siciliano. Dopo aver centrato la top 10 a Giro e Vuelta, l\u2019azzurro riesce nell\u2019impresa anche al Tour, dove ci era andato molto vicino (undicesimo) nel 2017. Dopo tre settimane di duro lavoro, sempre vicino al suo capitano Mikel Landa, nella cronometro conclusiva lavora solo per s\u00e9 stesso e per raggiungere un traguardo meritatissimo. In un Tour che sembrava maledetto per gli italiani, la sua prova a cronometro, chiusa in settima posizione, \u00e8 stato uno dei pochi momenti in cui il movimento azzurro ha potuto esultare. Tutto questo, lo ripetiamo ancora una volta, in una corsa in cui partiva con il solo obiettivo di supportare Landa.<\/p>\n<p><strong>Tom Dumoulin (Jumbo &#8211; Visma), 7,5<\/strong>: Lui \u00e8 uno degli ingranaggi pi\u00f9 forti di quella corazzata che \u00e8 apparsa imbattibile fino agli ultimi 50 minuti di corsa. Sacrificato forse anche in maniera precoce, lui non batte ciglio e si mette a disposizione totale di Roglic, riuscendo a chiudere anche in top 10. Alla fine sembra poter mettere la ciliegina sulla torta con un successo di tappa nella cronometro, fino a quando Pogacar ribalta tappa e Tour e lo sguardo pietrificato del neerlandese diventa, suo malgrado, una delle istantanee pi\u00f9 iconiche che questa Grande Boucle lascer\u00e0 ai posteri.<\/p>\n<p><strong>Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), 7,5<\/strong>: L&#8217;arrivo abbracciato a Michal Kwiatkowski (voto 7) sul traguardo de La Roche-sur-Fouron \u00e8 un\u2019altra immagine di questo Tour che rimane negli occhi degli appassionati e che sar\u00e0 riproposta nelle sigle delle trasmissioni tv nei prossimi anni. Dopo due settimane al fianco di Bernal, gli Ineos devono reinventarsi dopo il ritiro del colombiano e lo fanno forse anche meglio delle aspettative. Il vincitore dello scorso Giro d\u2019Italia va all\u2019attacco in tutte le tappe di montagna, tanto da sfiorare la vittoria della maglia a pois, che gli viene strappata di dosso solo dall\u2019immenso Pogacar della Planche des Belles Filles. Il successo di tappa, invece, arriva, ma non finir\u00e0 negli albi d\u2019oro, perch\u00e9 a tagliare il traguardo per primo \u00e8 il compagno polacco, ma quello \u00e8 soltanto un dettaglio. I due arrivano infatti abbracciati ed \u00e8 proprio l\u2019ecuadoriano, mostrando una grande classe, a decidere di lasciare il successo all\u2019ex campione del mondo, che dopo tanti Tour al servizio dei capitani vede finalmente riconosciuti i suoi sforzi e ottiene il primo, meritatissimo, successo in un GT.<\/p>\n<p><strong>Enric Mas (Movistar), 7,5<\/strong>: Partito in sordina con la pressione del crescente scetticismo nei confronti della squadra spagnola, il giovane ex Deceuninck cresce con il passare del tempo e centra un top five sicuramente poco pronosticabile al via, e ancor meno dopo le prime salite. Sulle ultime salite prova anche a togliersi qualche soddisfazione personale, ma non trova mai l&#8217;occasione giusta. Il risultato solido nella cronometro conclusiva dimostra che ha fatto un altro piccolo salto di qualit\u00e0. Tra gli under 25 \u00e8 secondo solo a un Pogacar che ha dimostrato di essere il pi\u00f9 grande di tutti.<\/p>\n<p><strong>Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), 7,5<\/strong>: Lui \u00e8 la prima maglia gialla di questo Tour de France. Poi non lo si vede pi\u00f9 fino alla volata dei Campi Elisi, chiusa ai piedi del podio, ma la sua corsa \u00e8 comunque un successo. La volata iniziale in cui batte velocisti pi\u00f9 quotate di lui, infatti, \u00e8 un successo che vale un&#8217;intera stagione e la prima maglia gialla della sua vita \u00e8 un grande premio per la sua strepitosa carriera.<\/p>\n<p><strong>Miguel Angel Lopez (Astana), 7<\/strong>: Il naufragio nella cronometro individuale conclusiva non deve oscurare completamente tre settimane vissute da protagonista. Sempre attento in testa al gruppo, nonostante la caduta in discesa nella prima tappa, coglie il successo nella tappa regina. Forse un po&#8217; troppo timido nel provare a capitalizzare la foratura di Porte il giorno successivo, il colombiano crolla nella prova contro il tempo, ma il sesto posto in classifica generale non \u00e8 cos\u00ec terrificante per la sua prima esperienza in un Tour in cui di certo non partiva con i favori del pronostico.<\/p>\n<p><strong>Benoit Cosnefroy (Ag2r La Mondiale), 7<\/strong>: Riesce a ritagliarsi un ruolo da protagonista in questo Tour de France 2020. Andando in fuga nei primi giorni, si guadagna il diritto di indossare una maglia a posi che indosser\u00e0 per due settimane. Quando se ne presenta l&#8217;occasione, infatti passa in testa anche ai gpm minori, accumulando un vantaggio che gli permette di tenere la maglia fino all&#8217;arrivo delle grandi montagne. In futuro magari avr\u00e0 l&#8217;occasione di andare a caccia di successi di tappa, ma le sue azioni hanno permesso comunque al suo team di mettersi in mostra.<\/p>\n<p><strong>Nicolas Roche (Sunweb), 7<\/strong>: A livello personale ottiene poco, ma \u00e8 il regista in corsa e fuori delle numerose offensive della formazione tedesca, l&#8217;uomo di esperienza attorno al quale i numerosi giovani della squadra si muovono, brillano e spesso vincono.<\/p>\n<p><strong>Quentin Pacher (B&amp;B &#8211; Vital Concept), 7<\/strong>: Un Tour di grande generosit\u00e0 per il corridore francese, che svolge al meglio il suo compito per far s\u00ec che la sua squadra ottenga la visibilit\u00e0 che una formazione Professional, alla sua prima apparizione alla Grande Boucle, pu\u00f2 sperare di avere.<\/p>\n<p><strong>Julian Alaphilippe (Deceuninck-QuickStep), 7<\/strong>: Prima del via aveva dichiarato che non avrebbe corso guardando alla classifica generale. In pochi gli hanno creduto, soprattutto dopo il successo, ottenuto alla sua maniera, alla seconda tappa che gli ha permesso di vestire nuovamente la Maglia Gialla un anno dopo. Ma poi il modo in cui perde il primato \u00e8 davvero troppo ingenuo, anche se probabilmente le colpe non sono sue. Esce presto di classifica per andare alla caccia di un altro successo di tappa, che per\u00f2 non riesce ad ottenere, oppure per preservarsi in vista dei Mondiali? Lo scopriremo tra una settimana.<\/p>\n<p><strong>Alexey Lutsenko (Astana), 7<\/strong>: Un altro specialista delle azioni da lontano. Ottiene un bellissimo successo di tappa, coronando in solitaria una lunghissima fuga. Secondo atleta kazako a vincere una tappa al Tour dopo il suo team manager Vinokurov.<\/p>\n<p><strong>Nans Peters (Ag2r La Mondiale), 7<\/strong>: Dopo il Giro, il Tour. Il francese, vincitore lo scorso anno sul traguardo di Anterselva, si ripete anche alla Grande Boucle. Sempre con la sua specialit\u00e0, ovvero l&#8217;attacco da lontano. Corridore generoso si conferma come uno dei pi\u00f9 quotati cacciatori di tappe del gruppo.<\/p>\n<p><strong>Daniel Martinez (EF Pro Cycling), 7<\/strong>: Arrivato da vincitore del Delfinato, dopo una caduta esce subito di classifica. Dopo qualche giorno di sofferenza, per\u00f2, si riprende e decide di inserirsi nelle fughe. Sull&#8217;arrivo di Puy Mary ottiene uno straordinario successo, battendo Lennard Kamna\u00a0 in volata dopo un finale al cardiopalma, in cui praticamente da solo aveva recuperato tanto vantaggio a Schachmann in discesa. Nelle ultime tappe, poi, si mette a fare da scudiero a Uran in salita, aiutando il connazionale a centrare un posto nella top 10.<\/p>\n<p><strong>Maximilian Schachmann (Bora-hansgrohe), 7<\/strong>: Le riserve sulla partecipazione del tedesco a questo Tour sono state sciolte all&#8217;ultimo minuto, dopo che era stato investito da un auto nel finale de Il Lombardia. In molti nutrivano diversi dubbi, legittimi, sulle sue condizioni fisiche, pensando che difficilmente sarebbe riuscito ad arrivare a Parigi. Invece smentisce tutti e, dopo una prima settimana di assestamento, lo vediamo spesso all&#8217;attacco alla ricerca di un successo di tappa che si sarebbe certamente meritato.<\/p>\n<p><strong>Adam Yates (Mitchelton-Scott), 6,5<\/strong>: Una buon nono posto per il corridore britannico. Mentre il fratello Simon vince la Tirreno-Adriatico, lui \u00e8 uno dei pochi a provare ad attaccare lo squadrone della Jumbo-Visma, almeno per i successi di tappa, anche se poi viene sempre ripreso. Va vicino alla vittoria nella seconda tappa, ma viene battuto in volata da Alaphilippe, che per\u00f2 qualche giorno dopo gli ceder\u00e0 la maglia gialla. Dopo aver perso la maglia promette di attaccare e, nei limiti delle sue possibilit\u00e0 lo fa, anche se alla fine viene sempre ripreso, ma riesce comunque a difendere il suo posto nei dieci.<\/p>\n<p><strong>Guillaume Martin (Cofidis), 6,5<\/strong>: Da buon filosofo trasforma il suo Tour in un esempio concreto di stoicismo. Dopo una buona prima settimana, due cadute all\u2019inizio della seconda settimana sembrano doverne pregiudicare la classifica. Lui per\u00f2 non molla e prova a dare la caccia a un sempre pi\u00f9 difficile posto nella top 10. Nelle ultime tappe sembra migliorare leggermente di condizione e prova sempre a portare almeno un attacco, spesso anche in situazioni improbabili. L\u2019obiettivo finale non \u00e8 stato raggiunto, ma il suo modo di interpretare la corsa non pu\u00f2 non essere premiato.<\/p>\n<p><strong>Neilson Powless (EF Pro Cyling), 6,5<\/strong>: Generoso, tra i corridori pi\u00f9 spesso in fuga, non \u00e8 forse il pi\u00f9 appariscente, ma da premiare coraggio, dedizione e impegno. Non raccoglie molto, spesso trovando sulla sua strada qualcuno pi\u00f9 forte o finendo per essere ripreso dal gruppo, ma per loro +<\/p>\n<p><strong>Mads Pedersen (Trek-Segafredo), 6,5<\/strong>: Nessuno potr\u00e0 pi\u00f9 dire che non merita la maglia di campione del mondo. L&#8217;iride infatti sfreccia in un paio di occasioni, anche se il successo non arriva mai. Se nella prima tappa il secondo posto \u00e8 frutto anche delle incomprensioni con il suo treno, nel finale dei Campi Elisi dimostra di essere cresciuto e sfrutta alla grandissima il lancio di Stuyven, dovendosi arrendere solo a un Sam Bennett troppo forte per chiunque.<\/p>\n<p><strong>Luka Mezgec (Mitchelton-Scott), 6,5<\/strong>: In un Tour in cui la Slovenia \u00e8 sugli scudi, sfiora il colpaccio in due occasioni, entrambe le volte vincendo la volata del gruppo in cui si trovava. Peccato per lui che entrambe le volte era gi\u00e0 arrivato Soren Kragh Andersen, ma in entrambi i casi difficile imputargli qualcosa, senza avere realmente una squadra a sua disposizione per aiutarlo.<\/p>\n<p><strong>Cees Bol (Sunweb), 6,5<\/strong>: Non vince, ma convince, specialmente nella prima settimana di corsa. Dopo aver fatto apprendistato lo scorso anno, quest&#8217;anno si prende la squadra sulle spalle negli sprint e in almeno due occasioni va molto vicino alla vittoria, con due podi che ne dimostrano tutte le qualit\u00e0. In una corsa molto dura, con il passare dei giorni fa sempre pi\u00f9 fatica, ma ha il merito di non demordere e portare a termine la corsa, seppur con grande fatica.<\/p>\n<p><strong>Sonny Colbrelli (Bahrain-McLaren), 6,5<\/strong>: Corsa di grande dedizione per il bresciano, che sacrifica quasi tutte le sue possibilit\u00e0 per correre in favore di Mikel Landa, che protegge nelle tappe a lui pi\u00f9 congeniali. Conseguentemente si vede molto poco nei finali, ma fa il suo lavoro in maniera egregia con grande dedizione e impegno.<\/p>\n<p><strong>Rigoberto Uran (EF Pro Cycling), 6<\/strong>: Sogna a lungo il podio, poi si spegne sul pi\u00f9 bello. Parte come una delle tante punte del suo team, ma le varie sventure dei pi\u00f9 giovani compagni lo portano a essere l\u2019unico rappresentate della compagine di Vaughters in classifica generale in tempo breve. Lui risponde presente e a lungo occupa virtualmente il podio, salvo crollare tra diciassettesima e diciottesima tappa, riuscendo per\u00f2 comunque a difendere un posto nella top 10. Se si pensa che un anno fa era in terapia intensiva dopo la caduta alla Vuelta, la sua corsa pu\u00f2 di certo essere giudicata sufficiente.<\/p>\n<p><strong>Matteo Trentin (CCC), 6<\/strong>: Grande genorisit\u00e0 e coraggio per tutta la corsa, cercando di inserirsi tanto nella lotta per il successo di tappa che per la maglia verde. Purtroppo per lui, non trova mai l&#8217;azione o il momento giusto, dovendo cos\u00ec accontentarsi di piazzamenti senza gloria. Gli \u00e8 mancato quell&#8217;acuto a cui ormai aveva ben abituato, soprattutto con la sua grande capacit\u00e0 di saper superare le montagne facendone un pericolo per tutti nelle tappe intermedie.<\/p>\n<p><strong>Alejandro Valverde (Movistar), 6<\/strong>: Senza infamia e senza lode il Tour dell\u2019ex iridato. A lungo si trasforma nell\u2019angolo custode di Enric Mas, che probabilmente anche per merito suo riesce a chiudere in quinta posizione. La sua classe e la sua esperienza gli permettono di restare spesso con i migliori, fino ad arrivare a sfiorare la top 10, ma la gamba non \u00e8 pi\u00f9 quella dei tempi migliori e infatti nella prova a cronometro crolla, finendo dodicesimo nella generale. Il vero peccato per\u00f2 \u00e8 che in un Tour con tante tappe decise in volata tra i big, lui non \u00e8 mai nemmeno in lotta per il successo. A quarant\u2019anni comunque riesce a resistere con corridori che potrebbero essergli figli ed \u00e8 anche una pedina fondamentale nel successo della classifica a squadre della Movistar.<\/p>\n<p><strong>Pierre Rolland (B&amp;B Vital Concept), 6<\/strong>: Il suo Tour inizia ovviamente quando iniziano le montagne. Fuga dopo fuga decide di andare a caccia della maglia a pois. Proprio sul pi\u00f9 bello, per\u00f2, perde un paio di occasioni importanti per andare all&#8217;attacco e deve dire addio al sogno. Tuttavia, ha certamente onorato il suo Tour de France e dimostrato di avere ancora una discreta gamba quando la strada sale.<\/p>\n<p><strong>Warren Barguil (Ark\u00e9a-Samsic), 6<\/strong>: Il suo \u00e8 un Tour strano. Quando Nairo Quintana soffre, lui si stacca e lo aiuta a non crollare, tanto che lo stesso colombiano non manca mai di ringraziarlo. Tuttavia, alla fine il capitano crolla e si capisce che forse lui avrebbe potuto ottenere un piazzamento migliore. Libero dai compiti di gregariato e a quel punto anche fuori classifica, si porta spesso all\u2019attacco, mostrando ancora una volta il suo grande temperamento e si guadagna la sufficienza, pur non riuscendo mai ad avvicinarsi a un successo di tappa. Quest\u2019anno ha lavorato per Quintana, l\u2019anno prossimo si partir\u00e0 dalla sua Bretagna e di certo vorr\u00e0 avere un ruolo di primario.<\/p>\n<p><strong>Brian Coquard (B&amp;B Vital Concept), 6<\/strong>: I problemi al ginocchio condizionano l&#8217;intero Tour del velocista francese. Lui \u00e8 molto bravo a stringere i denti e a ottenere anche dei buoni piazzamenti. Quando la condizione sembra tornare, per\u00f2, spreca un paio di occasioni, soprattutto nelle ultime tappe, perdendo sempre l&#8217;attimo giusto.<\/p>\n<p><strong>Greg Van Avermaet (CCC), 5,5<\/strong>: Non riesce a lasciare il segno. Ci prova diverse volte, ma non va al di l\u00e0 di qualche, seppur buon, piazzamento. Da notare anche alcune incomprensioni con il compagno di squadra Matteo Trentin che non contribuiscono certo a migliorarne il bilancio.<\/p>\n<p><strong>Nairo Quintana (Ark\u00e9a-Samsic), 5,5<\/strong>: A lui va concessa sicuramente l\u2019attenuante di una condizione fisica precaria, che sicuramente non ha beneficiato delle cadute della prima settimana. Tuttavia, da un campione del suo calibro sarebbe stato lecito attendersi comunque qualcosa in pi\u00f9, specie nelle tappe di montagna, dove invece crolla e si stacca addirittura ancora prima che l\u2019azione entri nel vivo. Una ulteriore caduta non semplifica di certo il suo compito. La decisione di arrivare comunque a Parigi per rispetto dei compagni e del team \u00e8 sicuramente un bell\u2019esempio, ma farlo con un tempo di un\u2019ora superiore a quello del vincitore \u00e8 un risultato che va oltre le previsioni pi\u00f9 negative.<\/p>\n<p><strong>Marc Soler (Movistar), 5,5<\/strong>: Il suo \u00e8 un Tour anonimo. Se Enric Mas e Valverde riescono a mantenere le aspettative (anche se forse in ordine invertito), il classe &#8217;93 non riesce a dare un senso alla sua Grande Boucle. Prova a entrare in qualche fuga, ma si spegne sempre troppo presto.<\/p>\n<p><strong>Thomas De Gendt (Lotto Soudal), 5<\/strong>: Il cacciatore di tappe pi\u00f9 temuto stavolta non lascia il segno, senza riuscire a centrare quasi mai il tentativo di giornata, n\u00e9 tanto meno cogliere l&#8217;ambito bottino.<\/p>\n<p><strong>Peter Sagan (Bora-hansgrohe), 5<\/strong>: Correre con un&#8217;ombra irlandese in maglia verde sempre a ruota di certo non \u00e8 facile. Lui forse lo soffre anche troppo, anche se gli va riconosciuto il merito di averci sempre provato. La lotta per la maglia verde, infatti, movimenta tante tappe, con la Bora-Hansgrohe che spesso si spende per lo slovacco. Tuttavia, i risultati non arrivano praticamente mai, n\u00e9 sui traguardi volanti, n\u00e9 sugli arrivi di tappa. Difficile non considerarla una delusione per uno che ha vinto dodici tappe e sette maglie verdi alla Grande Boucle.<\/p>\n<p><strong>Elia Viviani (Cofidis), sv<\/strong>: La sfortuna ci mette lo zampino, portandosi appresso per tutta la corsa un problema al piede che gli impedisce di giocarsi le sue carte nei tumultuosi sprint di questo Tour de France.<\/p>\n<p><strong>Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), sv<\/strong>: Il suo Tour, come quello di molti altri, si chiude praticamente alla prima tappa. Tanto dolore lo fa uscire quasi subito di classifica, anche perch\u00e9 i suoi gregari Madouas e Gaudu sono pi\u00f9 malconci di lui. Il resto della sua Grande Boucle \u00e8 totamente anonimo, tanto che lo si nota solo per il profilo Instagram della sua capra, ed \u00e8 un lento trascinarsi fino a Parigi.<\/p>\n<p><strong>Ilnur Zakarin (CCC Team), sv<\/strong>: La sfortuna del russo \u00e8 ormai acclarata. Le cadute e una discesa da brividi (in senso negativo) sono purtroppo i tratti distintivi del suo Tour. A peggiorare la situazione il fatto che la caduta che poi lo porta al ritiro arriva in un tratto di trasferimento (stoico lui nel voler comunque prendere il via della tappa, anche se poi sar\u00e0 costretto a ritirarsi nel corso della giornata).<\/p>\n<p><strong>Davide Formolo (UAE Team Emirates), sv<\/strong>: Arriva per lavorare per Pogacar e &#8211; perch\u00e9 no? &#8211; andare a caccia di successi di tappa sulla scia di quanto accaduto al Delfinato. Alla nona tappa, per\u00f2, la rottura della clavicola interrompe il progetto e mette in standby una stagione che l&#8217;ex campione italiano stava correndo ad alti livelli.<\/p>\n<p><strong>Fabio Aru (UAE Team Emirates), sv<\/strong>:\u00a0 Continua per il terzo anno di fila lo psicodramma del sardo. Lo si vede anche attaccare in una tappa, ma il giorno dopo si stacca immediatamente. La sua immmagine da solo davanti al camion scopa \u00e8 emblematica di quello che succeder\u00e0 poco dopo con Giuseppe Saronni che lo scarica in diretta tv. La speranza \u00e8 che possa presto ritrovarsi.\u00a0Difficile comprendere completamente come siano andate le cose e dove siano le responsabilit\u00e0, con la sfortuna che comunque ci ha messo ancora una volta lo zampino. Quel che appare abbastanza chiaro \u00e8 che non \u00e8 arrivato al Tour nelle giuste condizioni, forse psicologiche quanto fisiche.<\/p>\n<p><strong>John Degenkolb (Lotto Soudal), sv<\/strong>: Il suo Tour finisce praticamente subito , quando dopo una caduta nella maledetta prima tappa arriva fuori tempo massimo. La buona notizia \u00e8 che \u00e8 gi\u00e0 tornato a vincere sulle strade del Giro del Lussemburgo.<\/p>\n<p><strong>Philippe Gilbert (Lotto Soudal), sv<\/strong>: Per lui si potrebbe fare praticamente copia e incolla di quanto accaduto a Degenkolb. Lui \u00e8 rimasto nel tempo limite, ma ha dovuto comunque abbandonare la corsa, lasciando la Lotto Soudal in sei dopo un solo giorno. Anche lui \u00e8 gi\u00e0 tornato a correre e per il successo sembra solo questione di tempo.<\/p>\n<p><strong>Giacomo Nizzolo (NTT Pro Cycling), sv<\/strong>: Arrivato al Tour carico di aspettative dopo i successi ai campionati italiani e ai campionati europei, non ha quasi mai l&#8217;occasione di mettersi in mostra. Caduto nella prima tappa, sembra sulle soglie del ritiro, salvo poi ottenere un terzo posto di tappa in un sussulto di orgoglio. Si trattava per\u00f2 soltanto dell&#8217;ultima cartuccia per il brianzolo, che prova a correre qualche altra tappa, ma alla fine deve arrendersi al dolore.<\/p>\n<p><strong>Domenico Pozzovivo (NTT Pro Cycling), sv<\/strong>: Investito da un auto un anno fa, per lui \u00e8 gi\u00e0 una soddisfazione esserci. Peccato che gi\u00e0 alla prima tappa un tifoso decida di sporgersi troppo per fare un selfie, facendo cadere lui e altri corridori. Il dolore \u00e8 troppo forte e il ritiro arriver\u00e0 soltanto pochi giorni dopo.<\/p>\n<p><strong>Romain Bardet (Ag2r La Mondiale), sv<\/strong>: Libero dalle pressioni di dover fare classifica per forza, si trova a lungo ai piedi del podio. Quando perde terreno e potrebbe cominciare per lui un altro Tour andando a caccia di successi di tappa, cade ed \u00e8 costretto al ritiro dopo aver concluso la tappa malgrado una commozione cerebrale.<\/p>\n<p><strong>Sergio Higuita (EF Pro Cycling), sv<\/strong>: Il suo Tour \u00e8 l&#8217;emblema della sfortuna. Dopo le cadute delle prime tappe, decide di mettersi al servizio di Uran, ma poi due cadute in una sola tappa, di cui una dopo un movimento pericoloso di Bob Jungels, lo costringono a un mesto ritiro.<\/p>\n<p><strong>Egan Bernal (Ineos Grenadiers), sv<\/strong>: Parte da favorito al pari di Roglic, nonostante il ritiro dal Delfinato per problemi alla schiena. Nessuno sembra considerare questi fastidi troppo gravi, compreso il diretto interessato, fino a quando non comincia a fare fatica in salita. Nella tappa del Grand Colombier prende 7 minuti dal vincitore di tappa (Tadej Pogacar, sempre lui) e il giorno dopo addirittura chiude nel gruppetto dei velocisti. A quel punto il ritiro \u00e8 inevitabile.<\/p>\n<p><strong>Andr\u00e9 Greipel (Ark\u00e9a &#8211; Samsic), sv<\/strong>: Ancora un Tour sfortunato per l&#8217;esperto tedesco, che stringe i denti come e fino a quando pu\u00f2, ma deve arrendersi dopo aver dato ancora una volta grande esempio di dedizione e professionalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Dan Martin (Israel Start-Up Nation), sv<\/strong>: Sarebbe dovuto essere l&#8217;uomo di classifica della formazione israeliana al suo primo Tour de France. La sua partecipazione \u00e8 stata in dubbio fino all&#8217;ultimo a causa di una frattura che lo aveva costretto al ritiro al Giro del Delfinato, ma poi non lo si vede praticamente mai nemmeno in tappe potenzialmente adatte alle sue caratteristiche. Partecipa con la speranza di poter trovare strada facendo la forma e la gamba per poter essere protagonista almeno un giorno. Purtroppo, \u00e8 una speranza vana e deve arrendersi alle conseguenze dell&#8217;infortunio subito nell&#8217;approccio alla Grande Boucle.<\/p>\n<p><strong>Emanuel Buchmann (Bora-hansgrohe), sv<\/strong>: Al via dopo la caduta che lo aveva costretto al ritiro al Giro del Delfinato. Si vede presto che \u00e8 lontanissimo dalla forma che aveva lo scorso anno quando sorprese tutti con un bellissimo quarto posto. Purtroppo, pur riuscendo ad arrivare a Parigi, il suo Tour si conclude in maniera anonima.<\/p>\n<p><strong>Roger Kluge (Lotto Soudal), 10<\/strong>: Tanta sofferenza, lavoro e impegno per il suo capitano, nella buona come nella cattiva sorte. L&#8217;esperto tedesco \u00e8 l&#8217;angelo custode di Caleb Ewan, che protegge dal vento in pianura, scorta davanti in vista degli sprint, spronandolo e dettando per lui il ritmo in salita quando bisogna stringere i denti. Nel farlo \u00e8 la lanterne rouge (la nostra Maglia Nera) di questa edizione, compensando gioie e dolori.<\/p>\n<p><strong>Jens Debusschere (B&amp;B Vital Concept), 10 e lode<\/strong>: Lui il Tour non lo conclude neanche, sacrificandosi completamente per il suo capitano Bryan Coquard, che scorta fino a finire fuori tempo massimo, esausto, in cima al Col de la Loze. Emblema del ruolo del gregario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tadej Pogacar (UAE Team Emirates), 10 e lode: Per riuscire a cambiare il finale gi\u00e0 scritto di un Tour de France nettamente incanalato verso il successo della Jumbo-Visma bisognava fare qualcosa di straordinario. E lui, a 22 anni da compiere (domani), ci \u00e8 riuscito. 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