Volta a Catalunya 2025, gli organizzatori delusi dai corridori: “La tappa tagliata per il vento? Non hanno rispettato gli accordi, mancando di rispetto a noi e al pubblico”

La sesta tappa della Volta a Catalunya 2025 passerà probabilmente alla storia come una delle più corte della storia recente del ciclismo. La frazione affrontata sabato 29 marzo avrebbe dovuto essere quella più importante nell’economia della breve gara a tappe catalana, con quattro Gran premi della Montagna e un percorso molto intenso, dal primo all’ultimo chilometro. Nelle ore precedenti la tappa, però, un’allerta meteo – causata dal forte vento – ha costretto gli organizzatori a modificare e, soprattutto, ad accorciare il percorso, a più riprese. Alla fine, ci sono stati 72 chilometri, di cui, però, 50 percorsi sotto neutralizzazione. 

L’andamento della giornata ha lasciato parecchia delusione nell’animo degli organizzatori della Volta a Catalunya: “È stata una giornata davvero amara – le parole di Rubèn Peris, direttore della corsa, affidate a TeleDeporte – Con i corridori avevamo trovato l’accordo per gareggiare in un certo modo, ma poi loro non l’hanno rispettato. L’accordo era di fare un primo giro neutralizzato dl circuito che avevamo disegnato intorno alla città di Berga e poi di fare il secondo giro normalmente. A metà del primo giro, però, i corridori hanno detto che si sarebbero fermati una volta una volta giunti all’arrivo. La tappa sarebbe finita lì“. Secondo quanto filtrato poi nelle ore successive, una delle squadre a spingere per non correre (o quantomeno per farlo il meno possibile) sarebbe stata la Red Bull-Bora-hansgrohe di Primož Roglič, poi vincitore finale della corsa.

Peris non nasconde la delusione: “Sono disgustato, è stata una mancanza di rispetto agli organizzatori, al pubblico e alle istituzioni locali, che alla fine sono quelle la cui collaborazione manda avanti queste corse. Credo che alcuni corridori, non tutti, non siano stati all’altezza. Noi non possiamo farci nulla: se un corridore non vuole correre, non corre. So che fanno un mestiere pericoloso, ma ci sono momenti e momenti. Non può succedere che per ogni minima cosa le persone che vengono a vedere una corsa vengano private dello spettacolo. Sono episodi che abbiamo già visto e che continueranno a succedere”.

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