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Per Cadel Evans pericoloso anche correre a porte chiuse: “Non ci sono le condizioni più igieniche e favorevoli per contenere il contagio”

Cadel Evans è stato uno dei corridori più iconici di inizio millennio. Grande protagonista sia su mountain bike che su strada, dove sul finire della carriera si è tolto le soddisfazioni più importanti con il Mondiale di Mendrisio 2009 e il Tour de France 2011, l’australiano è tornato a parlare del ciclismo di oggi. Attualmente si trova a casa sua a Stabio, nel Canton Ticino, dove abita da ormai molti anni, vicinissimo al confine italiano che in questi mesi è rimasto chiuso a causa dell’emergenza coronavirus. Ha raccontato nei giorni scorsi in una sessione di Facebook Live per Sporza di essere rimasto particolarmente colpito da quanto successo in Italia nei giorni del picco dell’epidemia.

Bergamo è molto vicina a casa mia ed è anche una zona con una grande tradizione ciclistica. Molti dei prodotti e dei capi che indossiamo sono realizzati lì. Santini, il marchio di abbigliamento che firma la maglia del campione del mondo, ora produce mascherine” ha sottolineato, prevedendo un futuro incerto anche al di là dell’Oceano per la corsa che porta il suo nome: “L’Australia non è stata così colpita dal coronavirus e la prossima edizione sarà nel gennaio 2021. Ma lo sport ne ha risentito e avrà gravi problemi, gli sponsor sono stati tutti molto colpiti nelle loro attività, vendite e finanze”.

Dal suo punto di vista, non si tornerà quindi velocemente alle corse: “Molta gente in salita, agli arrivi e alle partenze, vicino alla strada, molto vicino a tutti. Si può organizzare una competizione senza un pubblico, ma c’è anche contatto nel gruppo. Corpi sudati, fluidi nell’aria, saliva volante… non sono le condizioni più igieniche e favorevoli per contenere il contagio” ha analizzato oggettivamente. Dall’altro lato, pensa che da qualche parte bisogna pur ricominciare: “Penso che il Tour de France sia importante per la Francia come lo è per il ciclismo” aggiunge, profetizzando un triste ritorno al passato in caso di cancellazione dell’intera stagione: “Sarebbe un’inevitabile regressione, la fine per molti. Come quando negli anni ottanta c’erano solo 10 o 12 squadre veramente competitive. Non voglio pensarci, ma non possiamo davvero escluderlo, temo”.

Tornando al ciclismo di oggi, non ha lesinato lodi per Remco Evenepoel: “Può diventare un corridore da corse a tappe? È possibile combinare le gare di un giorno con quelle più lunghe, ma devi prepararti mentalmente – afferma – Un ciclista da classiche può concentrarsi al 110% su una gara e correre completamente libero. Al Tour, tuttavia, devi correre all’80 o 90% per tre settimane. Nei momenti chiave devi passare al cento per cento. Un corridore da classiche ha un pulsante di accensione e spegnimento, uno da GT deve anche averne uno di standby”.

Secondo lui invece Mathieu van der Poel dovrebbe “perdere un po’ di massa muscolare” se vorrà diventare competitivo in salita: “Richiede molta concentrazione”.

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