I Volti Nuovi del Gruppo, Jonathan Milan: “A Tokyo puntiamo all’oro. Che figata correre con il mio idolo Sagan”

© FCI

La nostra rubrica I Volti Nuovi del Gruppo prosegue con Jonathan Milan. È il friulano il secondo protagonista dell’appuntamento bisettimanale in cui presentiamo e intervistiamo i corridori italiani che passano professionisti nel corso di questa stagione. Classe 2000, il corridore di Buja ha firmato un contratto con la Bahrain-Victorious, che lo ha notato per le sue grandi qualità in pista e da cronoman: nel 2020 si è laureato campione nazionale under 23 nelle corse contro il tempo. Non mancano tuttavia i risultati in linea, come certificato dal successo di tappa nel Giro d’Italia under 23 dell’anno scorso. La redazione di SpazioCiclismo lo ha intervistato in esclusiva, tra il sogno Olimpico di Tokyo 2020 e le sue aspettative per la stagione su strada.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?

Io sono un passista-velocista. Però comunque se sto bene tengo bene anche nelle salite di media lunghezza, 5-6 chilometri. Poi ovviamente dipende dall’andatura.

A che età hai iniziato a correre in bicicletta?

Ho iniziato a quattro anni per gioco. Per i primi anni ho iniziato con la mountain bike, che ho praticato fino al secondo anno da esordiente con la squadra del paese. In seguito da allievo primo anno ho fatto strada continuando ad allenarmi in mountain bike, ma già dal secondo anno ho deciso di concentrarmi sulla strada.

Nonostante la giovane età, hai già dimostrato di poter ottenere risultati a livello internazionale. Questo ti mette pressione nel passaggio da professionista o sei tranquillo?

Io mi sento tranquillo. Forse se fossi rimasto under 23 avrei avuto la pressione di riconfermarmi, come al campionato italiano a cronometro. Avrei dovuto far vedere, anche a me stesso, che avrei dovuto prendere di nuovo la maglia. Con il passaggio di categoria per me è tutto un nuovo mondo da scoprire e da studiare. Ora sono molto più tranquillo, soprattutto in questi primi anni. Per ora voglio fare esperienza e crescere, a livello fisico e mentale. Non sento pressione per il momento.

Com’è stato il tuo primo impatto con il mondo del professionismo?

Per me è stato ottimo, mi è piaciuto un sacco. Ci saranno molte cose da imparare, ma per me è stato veramente motivante. Vedere questo mondo ti sprona ancora di più, soprattutto rendersi conto di esserci dentro. L’impatto per me è stato molto positivo.

Come mai hai scelto il progetto Bahrain-Victorious?

Mi ha convinto molto l’ambiente, molto sereno ma con voglia di crescere e di farmi crescere. Vogliono farmi crescere anche nella pista, e per me era un aspetto importante. Volevo che il team non mi mettesse limiti, voglio fare l’inseguimento a squadre in pista. Avere il sostegno di una squadra ti fa sentire meno pressione addosso. Ci sono stati diversi fattori: questo della pista, la loro volontà di farmi crescere a cronometro e poi nelle classiche italiane ed estere più avanti. Per me è stata la scelta migliore che potessi fare.

Hai già delineato a grandi linee il tuo programma di questa stagione?

Il grande obiettivo sarà avere una convocazione per le Olimpiadi di Tokyo. Il programma girerà attorno a questo, ci voglio arrivare il più preparato possibile. So che inizierò con la Volta a la Comunitat Valenciana, poi inizierò con l’UAE Tour e poi si vedrà con gli appuntamenti che avrò in pista, con i vari ritiri, gli appuntamenti di Coppa del Mondo nel mezzo. Ci stiamo organizzando con le varie corse che ci saranno. L’obiettivo per ora è Tokyo, poi mi concentrerò di più sulla strada.

L’inseguimento a squadre maschile italiano parte con grandi aspettative per Tokyo. A cosa puntate?

Sicuramente vogliamo fare il meglio possibile, ma ci andiamo per portare a casa la medaglia che pesa di più. Il gruppo c’è, io ho fiducia nei ragazzi. Con me o senza di me si farà un ottimo lavoro. Ho fiducia anche in Marco, che è sempre da nominare. Abbiamo grandi aspettative, il quartetto è cresciuto molto e abbiamo delle ottime possibilità.

Per il binomio strada-pista il nome che viene in mente in questo periodo è Ganna. Per te è un esempio da seguire? Qualcuno vi ha anche paragonato…

Per me lui è un grande punto di riferimento, è un campione nel ciclismo. Come si potrebbe non prendere come punto di riferimento? So che siamo stati paragonati, ma abbiamo alcune caratteristiche diverse. Lui va più forte in salita, io magari cedo qualcosa. Invece io ho uno spunto più veloce. Siamo entrambi passisti poi, ma lui ha più esperienza nelle cronometro. È il king delle cronometro, come si è visto durante tutta la scorsa stagione.

Quindi ti sentiresti di consigliare la pista a fianco della strada?

Assolutamente sì, la pista dà quel qualcosa in più sulla potenza e sull’agilità che non si ottengono in strada. Si prende quel colpo di pedale che non si trova facilmente da altre parti. Anche solo fare esperienza, non necessariamente per approfondire. Provare non costa mai niente.

Tu sei di Buja come Alessandro De Marchi. Che ruolo ha avuto nella tua crescita come corridore?

Da qualche anno ci alleniamo insieme. Prima io ero junior, non lo vedevo più di tanto in giro anche se sapevo chi era. Non c’era molta confidenza, abbiamo qualche anno di differenza. Invece da qualche anno abbiamo iniziato ad allenarci insieme e mi ha sempre dato ottimi consigli, come continua a fare ora. Anche lui è un grande punto di riferimento per me, un uomo di esperienza.

Chi è il tuo idolo dell’infanzia?

Il mio idolo da piccolo è sempre stato Pantani, poi anche Cancellara.

C’è qualcuno del gruppo attuale a cui ti sei ispirato quando hai iniziato a correre?

Sicuramente Sagan. Per me è un grande corridore, poterci correre insieme adesso, dopo averlo avuto come idolo per tanti anni, è una figata. È come giocare a calcio con Neymar, qualcosa che fai fatica a realizzare.

Vuoi lanciare qualche messaggio ai lettori e a chiunque segue il mondo del ciclismo?

So che può sembrare banale, ma voglio dire di credere sempre nei propri sogni e in sé stessi per realizzarsi. Parlo soprattutto ai giovani, ma vale per tutti. So che lo avete già sentito ma credetemi, funziona.

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